"Il cuore della donna è un meccanismo complesso. Se si vuole davvero possedere una donna, bisogna imparare a pensare come lei. Tutto il resto viene di conseguenza."
Due solitudini nella scintillante metropoli di Tokyo…
Il film ci mostra due solitudini che si incontrano e si sfiorano, ma i cui destini non possono che perdersi, come nella traduzione del titolo.
In una Tokyo sempre più sfavillante e affollata, vero emblema della metropoli;
arriva Bob, famoso attore americano, sul viale del tramonto che accetta di girare lo spot pubblicitario di un liquore locale. Bob è stanco, Bob è stufo di fare le cose per gli altri, di assecondare gli altri. Deve passare una settimana a fare cose che non gli piacciono. Bob non riesce a gestire il jet lag, perché "troppi pensieri affollano la sua mente" e soprattutto, perché ogni giorno che passa nel caos linguistico della città nipponica,
si sente inadeguato, fuori posto.
Bob non riesce a comunicare: la traduzione non basta, in essa si perde sempre qualcosa. Poi una sera incontra una connazionale, Charlotte, giovane moglie di un fotografo e neolaureata in filosofia. Pure lei spersa. Charlotte passa le giornate ad ascoltare audiolibri e a visitare la città, nel vano tentativo di fare la turista. Anche a lei manca qualcosa, forse la compagnia, forse un amico.
“I just don’t know what I’m supposed to be.”
“You’ll figure that out. The more you know who you are, and what you want, the less you let things upset you.”
La solitudine li porta a conoscersi meglio, a comunicare veramente.
Non è tra i miei preferiti della Coppola, ma mi è piaciuta tantissimo l'ambientazione in terra nipponica.
Ho trovato un Bill Murray autoironico (attore troppo sottovalutato nonostante le sue ottime performance), una Scarlett Johansson candida e indecisa (che ho scoperto essere minorenne all'epoca!) dal sorriso dolce e sensuale.
Note negative:
- legate più alla traduzione del titolo italiano affibbiato alla pellicola;
- il giro per i bar/club con gli amici jappo jappo;
- i cliché etnici;
- la noia e la solitudine: ecco diciamo che non sono una grande fan di questi due sentimenti e stati d'animo;
Note Positive:
- Bill Murray che canta e stona al karaoke è strabiliante;
- la voce di Scarlett: se in un film c'è Scarlett lo guarderò solo in lingua originale!
- Bill Murray e il suo stile dolce amaro durante lo spot pubblicitario.
Malinconica la scena finale, quando, nel salutarla, Bob sussurra all'orecchio di Charlotte qualcosa che non sentiamo, che nessuno può sentire. È un segreto che rimane tra loro due. Quello è stato magico.
Perché gli estranei in metropolitana, invece che limitarsi a guardarti, non attaccano bottone dicendoti che hai un sorriso bellissimo? Perché dopo trent’ anni, in un caffè del centro, non rincontri mai la persona per cui hai lottato? Perché le madri fanno fatica a capire i propri figli e i padri ad accettarli? Perché la frase giusta arriva sempre durante il momento sbagliato? Perché non ti capita mai di correre sotto la pioggia, di arrivare davanti al portone di qualcuno, farlo scendere, scusarti e iniziare a parlare a vanvera per poi trovarti labbra a labbra e sentirti dire: “Non importa, l’importante è che sei qui”? Perché non vieni mai svegliato durante la notte da una voce al telefono che ti dice: “Non ti ho mai dimenticato”? Se fossimo più coraggiosi, più irrazionali, più combattivi, più estrosi, più sicuri e se fossimo meno orgogliosi, meno vergognosi, meno fragili, sono sicura che non dovremmo pagare nessun biglietto del cinema per vedere persone che fanno e dicono ciò che non abbiamo il coraggio di esternare, per vedere persone che amano come noi non riusciamo, per vedere persone che ci rappresentano, per vedere persone che, fingendo, riescono ad essere più sincere di noi.
-Tratto da "Qualcuno con cui correre" di David Grossman-
Una famiglia londinese come tante. Sono giovani e hanno un figlio. Il padre (che è un esperto artificiere) e il bambino sono tifosi dell’Arsenal. Un giorno si recano entrambi ad assistere a una partita della squadra del cuore.
La moglie, la bella Michelle Williams, da un po’ di tempo trascurata e abbandonata, inizialmente si fa incuriosire e poi sedurre dal giornalista ma soprattutto belloccio di turno che sembra aver capito tutto dalla vita (in particolar modo delle donne) aka Ewan McGregor.
Approfittando dell’assenza del marito la moglie porta a casa l’affascinante giornalista con il quale sta avendo un rapporto sessuale proprio mentre allo stadio esplodono gli ordigni di un attentato terroristico. Tra le vittime ci sono il marito e il figlio il cui corpo però non viene ritrovato con certezza. Il senso di colpa pervade, consuma e brucia la protagonista in un crescendo infinito.
Secondo Kubbler - Ross ci sono 5 fasi del Lutto o fasi del Dolore;
Sono diverse per ciascuno di noi:
1. Rifiuto
2. Rabbia
3. Patteggiamento
4. Depressione
5. Accettazione
Gli attentati terroristici al cinema possono essere utilizzati sotto molteplici aspetti. Possono divenire occasione per thriller in cui se ne indaga la preparazione così come elemento di base per riflessioni di carattere socio-politico oppure svariare in molteplici ambiti così come è accaduto per i film realizzati sull’attentato alle Twin Towers.
La scelta di Sharon Maguire si presenta come originale anche se poi la regista de Il diario di Bridget Jones non si rivela particolarmente adatta al compito che si è assegnato. Perché leggere i riflessi di atto terroristico attraverso le ossessioni che attraversano una madre che ha perso il figlio adorato (il film impiega tutta la parte iniziale per mostrarci l’intensità di questo legame affettivo) poteva costituire un ottimo spunto. Peccato però che la sceneggiatura invece si disperda nel voler ricercare troppi elementi a cui agganciarsi. Non basta il problema della relazione con il giornalista (che ha fornito l’occasione della scena quasi hard sviluppata in contemporanea con l’attentato trasmesso dalla televisione) ma si aggiunge una relazione con un collega del defunto marito nonché un pedinamento e conoscenza con il figlio di uno degli attentatori. Un casino.
L’analisi dell’inabissarsi nella follia della protagonista avrebbe potuto avere un suo valore introspettivo (grazie alla Williams che purtroppo qui soccombe sotto il peso dello script e che è invece una buona attrice). Siamo invece dinanzi a una dispersione di talento. Da Bridget Jones al dramma il passo non è breve né tantomeno facile.
Un film con poca personalità. Tutta colpa di una sceneggiatura senza nerbo, senza coraggio e francamente senza alcuna capacità di sviluppare ciò che ha scatenato. La noia regna sovrana. A mio avviso gli attori sono sprecatissimi.
Ci si domanda a volte: “cosa stavo facendo l’11 Settembre 2001, il giorno dell’attacco alle Twin Towers” oppure il “19/20 Luglio 1969 la conquista della Luna” o in altre date storiche.
La protagonista del film in un giorno drammatico di terrore a Londra cosa stava facendo? Cosa faceva mentre il piccolo figlio e il marito erano vittime del terrorismo?
Penso che il senso di colpa sia più verso la gran scopata non conclusasi che per aver perso il marito, che ahimè non le dava più le attenzioni che si meritava la bella Michelle.
Tutto il film percorre la sua strana elaborazione del lutto che sembra non poter cancellare quel momento.
Su consiglio di uno psichiatra scrive una lunga lettera a Osama Bin Laden.
“…quel giorno tu hai ucciso delle persone e io ho ucciso l’amore!”
L’amore come sempre però trionferà.
Peccato! Una regia discutibile, poteva essere un film migliore.
Celebri accordi di musica classica sono il sottofondo dei continui disaccordi, allontanamenti e avvicinamenti in cui i 4 personaggi del film si imbrigliano fatalmente, perdendo l’orientamento nella vita (e del senno direi!)
Personaggi riflesso di una società londinese decadente piuttosto volgare, basata sulla logica dell’egoismo, dell’incapacità di resistere alle tentazioni anche se questo significa calpestare il rispetto (ma soprattutto l’amore) dell’altra persona. Particolare la narrazione in continuo movimento sulla linea del tempo, che ci catapulta nel passato e nel futuro con la stessa disinvoltura con cui i protagonisti danno un taglio alla relazione del momento, così come ai loro capelli, per poi pentirsi di averlo fatto.
Questo film è una bomba di cinismo, ti entra nello stomaco e i suoi effetti si ripercuotono nel cuore e nella testa. Ogni vicenda vive di pathos, quello che succede viene sentito dallo spettatore come qualcosa di intenso, di preoccupante, di difficile!
Sembra tutto un gioco! Ma non lo è!
Sceneggiatura magnifica, i dialoghi sono la parte migliore, sono tosti, duri, masochistici, ma sono tanto veri ed emotivamente potentissimi. Tutti loro hanno almeno un aspetto che li fanno amare. Il punto di forza è sicuramente il cast perfetto, affascinante, diverso, completo, penetrante.
Una Julia Roberts che non ricordavo così intensa e che mi ha cancellato dalla mente il suo ruolo in Pretty Woman; un Clive Owen che è un gran pervertito, di quelli che incontri nella tua vita (o nelle chat) a decine e che al cinema non si vede mai, lui lo fa alla perfezione (e pensare che nella piecè teatrale aveva il ruolo di Dan!).
Ma i due che rimangono impressi sono Jude Law e la splendida Natalie Portman.
Jude ha un personaggio quasi classico, ma lui lo fa diventare molto complesso, un’indeciso. Non riesce a non amarle entrambre, ma deve pur far una scelta… crede nell’amore puro e incontaminato (infatti non accetta il tradimento-patto di Anna) ma è il primo a tradire Alice con la fotografa!
Natalie Portman è straordinaria: angelo e diavolo, donna e bambola, fragile e fortissima, insomma il dualismo è parte integrante del suo personaggio. Una Natalie favolosa ma soprattutto coraggiosa nel cavalcare i pali dei Night Club e a mostrare le sue grazie al gigante Clive!
Nel primo e nell'ultimo rallenty riempie la scena con il suo andare, con il suo viso e non si riesce a distogliere gli occhi dalla sua sfrontata bellezza! Il suo pianto è assolutamente emozionante; le sue provocazioni fanno venir voglia di entrare nello schermo; il suo cinismo e la sua cattiveria scuotono.
Una nota di merito va al regista Mike Nichols (già apprezzato in Angels in America): per i dialoghi così infuocati, i secondi piani, i controcampi, la costruzione della scena e la disposizione dei personaggi non hanno nulla di convenzionale, soprattutto nei dialoghi 'faccia a faccia'.
Un film che emoziona, da vedere con il cuore.
È la seconda volta che lo guardo… ogni volta mi lascia von una sensazione nuova…
Senza parlare della colonna sonora del mio personalissimo Best Damien Rice: un cantautore che canta di sentimenti, emozioni e parla l cuore, difficile resistergli. Se non rcordo male l’ho scoperto con questo film… per cui grazie Closer!
Estasiata dalla visione di questo film, non sono un'esperta ma per quanto mi concerne, ma soprattutto in base alla mia modesta opinione... è un film senza difetto!
Non è sempre facile trarre un film da un'opera letteraria, soprattutto da un libro di Kazuo Ishiguro, ma spero che lui ne sia rimasto contento e soddisfatto del riadattamento.
Penso che questo film non sarebbe stato lo stesso con attori diversi: in primis le comprimarie KEIRA e CAREY la prima più esperta e tosta, la seconda fragile e avvolta da una tristezza solenne, consapevole che non riuscirà mai a raggiungere quella completezza che riesce a trovare tra lacrime e sofferenza interiore tra le note della canzone Never Let Me Go di Judy Bridgewater (cantante fittizia)
ù
Never Let Me Go è una delicata e mesta storia sulla scoperta della propria identità e sull’avvicinamento alla morte che ha il grande merito di concentrare tutta la sua attenzione sui tre personaggi, senza farsi portare dalle riflessioni etiche e politiche.
Sullo sfondo di quella che appare essere un’idilliaca oasi di campagna, Kathy, Tommy e Ruth, tre amici cresciuti insieme ad Hailsham, un isolato ed apparentemente perfetto collegio inglese, scoprono di essere dei cloni, specificatamente allevati per poi donare i propri organi e con una prospettiva di vita piuttosto breve.
Inizialmente non capiscono cosa significhi ESSERE UN DONATORE ma poi quando apprendono che ci sono e chi sono gli ORIGINALI e che loro non vivranno mai abbastanza per assaporare ciò che è vivere, diventrare adulti ma soprattutto diventare qualcuno: avviatore, pilota, infermiera o persino una prostituta che sia!!!
Per Certi versi mi ricorda Espiazione (Atonement): le similarità sono abbastanza evidenti (ai miei occhi):
Keira
Segue un pò il filone delle occasioni mancate per un qualsivoglia impedimento
Intrecci amorosi non sempre delineati
Destino irreversibile
Non mi soffermo sui principi ETICI largamente violati che ruotano attorno al film, ma soprattutto attorno ai protagonisti!
A mio parere un film che merita, senza alcun dubbio!!!