La Mia Vita e le sue Infinite Sottotrame… mentre Vivo momenti di Confusione tra Realtà & Cinema!
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giovedì 23 giugno 2011
SENZA APPARENTE MOTIVO
Una famiglia londinese come tante. Sono giovani e hanno un figlio. Il padre (che è un esperto artificiere) e il bambino sono tifosi dell’Arsenal. Un giorno si recano entrambi ad assistere a una partita della squadra del cuore.
La moglie, la bella Michelle Williams, da un po’ di tempo trascurata e abbandonata, inizialmente si fa incuriosire e poi sedurre dal giornalista ma soprattutto belloccio di turno che sembra aver capito tutto dalla vita (in particolar modo delle donne) aka Ewan McGregor.
Approfittando dell’assenza del marito la moglie porta a casa l’affascinante giornalista con il quale sta avendo un rapporto sessuale proprio mentre allo stadio esplodono gli ordigni di un attentato terroristico. Tra le vittime ci sono il marito e il figlio il cui corpo però non viene ritrovato con certezza. Il senso di colpa pervade, consuma e brucia la protagonista in un crescendo infinito.
Secondo Kubbler - Ross ci sono 5 fasi del Lutto o fasi del Dolore;
Sono diverse per ciascuno di noi:
1. Rifiuto
2. Rabbia
3. Patteggiamento
4. Depressione
5. Accettazione
Gli attentati terroristici al cinema possono essere utilizzati sotto molteplici aspetti. Possono divenire occasione per thriller in cui se ne indaga la preparazione così come elemento di base per riflessioni di carattere socio-politico oppure svariare in molteplici ambiti così come è accaduto per i film realizzati sull’attentato alle Twin Towers.
La scelta di Sharon Maguire si presenta come originale anche se poi la regista de Il diario di Bridget Jones non si rivela particolarmente adatta al compito che si è assegnato. Perché leggere i riflessi di atto terroristico attraverso le ossessioni che attraversano una madre che ha perso il figlio adorato (il film impiega tutta la parte iniziale per mostrarci l’intensità di questo legame affettivo) poteva costituire un ottimo spunto. Peccato però che la sceneggiatura invece si disperda nel voler ricercare troppi elementi a cui agganciarsi. Non basta il problema della relazione con il giornalista (che ha fornito l’occasione della scena quasi hard sviluppata in contemporanea con l’attentato trasmesso dalla televisione) ma si aggiunge una relazione con un collega del defunto marito nonché un pedinamento e conoscenza con il figlio di uno degli attentatori. Un casino.
L’analisi dell’inabissarsi nella follia della protagonista avrebbe potuto avere un suo valore introspettivo (grazie alla Williams che purtroppo qui soccombe sotto il peso dello script e che è invece una buona attrice). Siamo invece dinanzi a una dispersione di talento. Da Bridget Jones al dramma il passo non è breve né tantomeno facile.
Un film con poca personalità. Tutta colpa di una sceneggiatura senza nerbo, senza coraggio e francamente senza alcuna capacità di sviluppare ciò che ha scatenato. La noia regna sovrana. A mio avviso gli attori sono sprecatissimi.
Ci si domanda a volte: “cosa stavo facendo l’11 Settembre 2001, il giorno dell’attacco alle Twin Towers” oppure il “19/20 Luglio 1969 la conquista della Luna” o in altre date storiche.
La protagonista del film in un giorno drammatico di terrore a Londra cosa stava facendo? Cosa faceva mentre il piccolo figlio e il marito erano vittime del terrorismo?
Penso che il senso di colpa sia più verso la gran scopata non conclusasi che per aver perso il marito, che ahimè non le dava più le attenzioni che si meritava la bella Michelle.
Tutto il film percorre la sua strana elaborazione del lutto che sembra non poter cancellare quel momento.
Su consiglio di uno psichiatra scrive una lunga lettera a Osama Bin Laden.
“…quel giorno tu hai ucciso delle persone e io ho ucciso l’amore!”
L’amore come sempre però trionferà.
Peccato! Una regia discutibile, poteva essere un film migliore.
domenica 15 maggio 2011
IL SUO NOME è TOTSI
E' un film vincitore dell'Oscar al miglior film straniero 2005, diretto da Gavin Hood, ed ambientato a Soweto, vicino a Johannesburg in Sudafrica. Il film è basato sul romanzo di Athol Fugard, che porta lo stesso nome della pellicola.
Trama: Orfano di madre, morta di HIV, e cresciuto con un padre violento che abusava di lui, David, più conosciuto come Tsotsi, è il diciannovenne e spietato capobanda di un gruppo di giovani criminali, che vivono in una baraccopoli di Johannesburg. In fuga da un passato doloroso, Tsotsi ha rimosso qualunque ricordo della sua infanzia, compreso il suo vero nome: infatti nel gergo del ghetto "Tsotsi" vuol semplicemente dire "gangster". Una notte, accade che Tsotsi spari ad una donna per rubarle l'auto, senza rendersi conto che sul sedile posteriore c'è un neonato addormentato, figlio della donna. Nonostante la sua corazza di rabbia, Tsotsi decide ugualmente di prendersi cura del piccolo. Ben presto il ragazzo si renderà conto che nelle sue condizioni sarà difficile anche soltanto nutrire il bambino. A modo suo Tsotsi incomincerà a prendersi cura di lui.
Tsotsi" non è il solito film sui ghetti; non è neanche il solito film sulla vita ai margini e allo sbando dei neri africani, ma è una parabola sulle conseguenze della violenza, sul passato che ritorna inaspettato, sul riscatto esistenziale.
Gli attori parlano il linguaggio-slangs delle strade di Soweto; il mondo di Tsotsi è un mondo di contrasti: baracche/grattacieli, ricchezza/povertà, rabbia/dolore. I personaggi - o meglio, i ragazzi - hanno un'anima duplice: dietro alla corazza di rabbia e violenza si cela la loro umanità, il loro grido di aiuto (che spesso viene accolta con altra violenza!), di attenzione e di rispetto.
La storia, una redenzione improvvisa e imprevista, è un po' tirata per i capelli, ma regge grazie ad un'ottima secchezza narrativa e ad un impianto scenico di prim'ordine. C'è fatica nel passare dalla violenza al pentimento, tuttavia i continui richiami all'ingiustizia sociale puntellano bene il primo fenomeno, mentre cenni umanitari di fondo in qualunque individuo fanno ancor meglio nei confronti del secondo. Il pretesto, tutto sommato banale, a sostegno della redenzione non convince del tutto, anche se l'interprete vive la sorpresa con impegno non indifferente. Qualche eccesso sentimentale non riesce a rovinare lo spettacolo.
Consiglio vivamente SERAFINA! IL PROFUMO DELLA LIBERTA’ che tratta di un argomento differente, il film è incentrato sulla vicenda degli scontri di Soweto del 1976 in Sudafrica, durante l'Apartheid. Se i musical non sono il vostro forte, sarete un po’ restii a guardarlo, ma merita!
mercoledì 11 maggio 2011
IL Tè NEL DESERTO
Africa 1947 - Le vicende di 3 viaggiatori (viaggiatori, non turisti) americani in Africa una coppia di artisti in crisi, Kit e Port e l'amico George si recano nel Nord Africa. Partendo da Tangeri percorrono un lungo itinerario che li porta nei luoghi dove l'Africa è più ostile, danaroso ed invadente.
Il loro matrimonio ha superato l'ora del tè da un pezzo e adesso, con questo itinerario tra le dune africane, tentano di rifarlo bollire riaccedendo la fiamma della passione. Così tra tempeste di sabbia, di mosche e un calore insopportabile Kit segue Port che sembra scappare da se stesso, toccando una città dietro l'altra. Lo scopo è anche quello di seminare George il terzo incomodo che cerca di insidiare sua moglie con la sua ardente ma vuota bellezza e il suo sorriso fasullo.
Kit crede di poter riaccendere il desiderio, resiste come un bastione alle avances ardite del più giovane che le regala momenti di spensieratezza ma poi ... quando finalmente rimane sola con il marito Port, scatta qualcosa che porta ad un ravvicinamento; durante il viaggio i tre si dividono. Port si ammala di tifo e muore dopo lunga agonia. Rimasta sola, Kit si accoda ad una tribù di tuareg il cui giovane capo, Belgassim, la prende come sua concubina.
Kit crede di poter riaccendere il desiderio, resiste come un bastione alle avances ardite del più giovane che le regala momenti di spensieratezza ma poi ... quando finalmente rimane sola con il marito Port, scatta qualcosa che porta ad un ravvicinamento; durante il viaggio i tre si dividono. Port si ammala di tifo e muore dopo lunga agonia. Rimasta sola, Kit si accoda ad una tribù di tuareg il cui giovane capo, Belgassim, la prende come sua concubina.
A Kit, ormai sola in un Paese sconosciuto e fatto di continui adattamenti, non rimane che integrarsi con la nuova sorte e con la gente del posto. Si fa prelevare dai tuareg a bordo di un cammello e finisce per diventare la concubina del loro capo che la fa sua. Ovviamente, pochi sanno che sotto i veli del vestito si cela una donna bianca. Egli infatti la tiene segregata sino alla liberazione per mano di una delle sue concubine, gelosa dell'occidentale. Prostrata e dopo varie peripezie si ritrova nell'ospedale di Tangeri dove viene rintracciata da un'esponente dell'ambasciata americana...Ma la sua esistenza è oramai spezzata dalle esperienze vissute.
Film forse eccessivamente lungo (2:46) )ma ben recitato da un’ottimo cast (Malkovic in primis) e con impagabili panoramiche nello stile di Bertolucci che ce le dona nelle carrellate a lungo campo sui fantastici volti della natura selvaggia e desertica. Mi ha fatto pensare a IO BALLO DA SOLA.
Bertolucci descrive il senso della vita quando questa non ha più necessità di esistere. Una metafora sul disfacimento della cultura occidentale retta su un drammatismo narrativo dove l'elemento prioritario è rappresentato dal deserto, simbolo della lontananza e di malinconica solitudine.
Cit: “A volte penso che questo sia il nostro vero errore: credere di avere tutto il tempo che vogliamo. Che il tempo in realtà non esista..” Kit
venerdì 29 aprile 2011
IL CANTO DI PALOMA
Film Vincitore dell'orso d'oro al Festival di Berlino e nominata agli Oscar nel 2009
La madre di Fausta, una ventenne peruviana, sta morendo e le ricorda cantando che lei è stata allattata con il ‘latte della tristezza' perché nata negli anni Ottanta in cui terrorismo e stupri erano all'ordine del giorno. Dopo la morte della madre Fausta vorrebbe offrirle un funerale degno di questo nome ma i pochi soldi sono stati tutti investiti nei festeggiamenti per l'imminente matrimonio della cugina. Lo zio però vuole che il cadavere venga seppellito prima delle nozze. Fausta che vive in una baraccopoli alla periferia di Lima cerca di vincere le sue paure e trova lavoro come cameriera presso una pianista. Spera così di mettere insieme una somma adeguata per le esequie. Il lavoro le servirà per comprendere la poca scientificità della sua "malattia" e tirar fuori la sua femminilità semplice ma bellissima così come il fiore della patata che non ha niente da invidiare agli altri fiori.
Il canto diventa strumento di liberazione per Fausta che in relazione al mondo che adesso meno teme cambia espressività.
Fausta è un personaggio dall'assoluta tristezza e incapace di accettare il contatto umano, essa ha infatti fatto del suo corpo un vero e proprio terreno. Perché il terrore di essere violentata l'ha spinta ad inserire una patata nella vagina e il tubero ha preso a germinare. Il terrore nei confronti degli uomini Fausta lo ha veramente succhiato con il latte e sembra incapace di liberarsene per volgersi verso una sessualità accettata e consapevole. Intorno a lei sopravvive un mondo di miseria che contrasta in modo stridente con la vita che si conduce nei quartieri alti.
Fausta è un personaggio dall'assoluta tristezza e incapace di accettare il contatto umano, essa ha infatti fatto del suo corpo un vero e proprio terreno. Perché il terrore di essere violentata l'ha spinta ad inserire una patata nella vagina e il tubero ha preso a germinare. Il terrore nei confronti degli uomini Fausta lo ha veramente succhiato con il latte e sembra incapace di liberarsene per volgersi verso una sessualità accettata e consapevole. Intorno a lei sopravvive un mondo di miseria che contrasta in modo stridente con la vita che si conduce nei quartieri alti.
Da un lato il dolore, i silenzi e la profonda solitudine di Fausta, dall'altro il rumore e la baraonda di un mondo esterno povero ma felice. Memorabile la scena del matrimonio dove la saturazione dei colori ci ricorda come nonostante la povertà del paese vi sia voglia di vivere per festeggiare la vita.
L'unica persona che riesce ad avvicinarsi, o almeno a "sfiorare" Fausta è il giardiniere (della pianista) Noè che osserva, ascolta, comprende e rispetta le sue paure. Riesce attraverso il linguaggio dei fiori a mettersi in contatto con lei, senza esagerare e venendo incontro alla sua paura.
Struggente il motivo musicale (quello della sirena).
martedì 15 marzo 2011
TSUNAMI JAPAN FRIDAY 13TH MARCH 2011
"Si temono oltre diecimila morti nella prefettura di Miyagi, dopo il sisma devastante che venerdì ha colpito il nordest del Giappone. Le autorità, spiega la corrispondente della BBC da Minamisanriku, stanno cercando di sgomberare le strade invase dal fango dello tsunami: è indispensabile raggiungere le cittadine e i centri isolati dalla catastrofe per organizzare i soccorsi e capire chi di questi diecimila dispersi è ancora in vita. La corrispondente Rachel Harvey spiega di trovarsi in una scuola elementare usata come centro di evacuazione; non c’è corrente bensì un generatore usato per qualche lampadina e un paio di stufette per 250 persone, e il freddo è intenso. Molte persone saranno riuscite a fuggire e non possono mettersi in contatto con i parenti e le autorità, senza rete telefonica e senza elettricità. Chi ha raggiunto un centro di evacuazione verrà segnalato alle autorità centrali, ma chi ha trovato rifugio presso amici e parenti rimarrà ufficialmente disperso fino a quando la situazione si sarà chiarita. Una donna ha raccontato alla corrispondente della Bbc che “non appena la terrà ha smesso di tremare sono saltata fuori dalla macchina, sono entrata in casa, ho acchiappato i bambini, sono risalita in macchina e sono scappata. Ma forse molti non si sono mossi abbastanza in fretta”.
sabato 12 marzo 2011
CLOSER
Celebri accordi di musica classica sono il sottofondo dei continui disaccordi, allontanamenti e avvicinamenti in cui i 4 personaggi del film si imbrigliano fatalmente, perdendo l’orientamento nella vita (e del senno direi!)
Personaggi riflesso di una società londinese decadente piuttosto volgare, basata sulla logica dell’egoismo, dell’incapacità di resistere alle tentazioni anche se questo significa calpestare il rispetto (ma soprattutto l’amore) dell’altra persona. Particolare la narrazione in continuo movimento sulla linea del tempo, che ci catapulta nel passato e nel futuro con la stessa disinvoltura con cui i protagonisti danno un taglio alla relazione del momento, così come ai loro capelli, per poi pentirsi di averlo fatto.
Questo film è una bomba di cinismo, ti entra nello stomaco e i suoi effetti si ripercuotono nel cuore e nella testa. Ogni vicenda vive di pathos, quello che succede viene sentito dallo spettatore come qualcosa di intenso, di preoccupante, di difficile!
Sembra tutto un gioco! Ma non lo è!
Sceneggiatura magnifica, i dialoghi sono la parte migliore, sono tosti, duri, masochistici, ma sono tanto veri ed emotivamente potentissimi. Tutti loro hanno almeno un aspetto che li fanno amare. Il punto di forza è sicuramente il cast perfetto, affascinante, diverso, completo, penetrante.
Una Julia Roberts che non ricordavo così intensa e che mi ha cancellato dalla mente il suo ruolo in Pretty Woman; un Clive Owen che è un gran pervertito, di quelli che incontri nella tua vita (o nelle chat) a decine e che al cinema non si vede mai, lui lo fa alla perfezione (e pensare che nella piecè teatrale aveva il ruolo di Dan!).
Ma i due che rimangono impressi sono Jude Law e la splendida Natalie Portman.
Jude ha un personaggio quasi classico, ma lui lo fa diventare molto complesso, un’indeciso. Non riesce a non amarle entrambre, ma deve pur far una scelta… crede nell’amore puro e incontaminato (infatti non accetta il tradimento-patto di Anna) ma è il primo a tradire Alice con la fotografa!
Ma i due che rimangono impressi sono Jude Law e la splendida Natalie Portman.
Jude ha un personaggio quasi classico, ma lui lo fa diventare molto complesso, un’indeciso. Non riesce a non amarle entrambre, ma deve pur far una scelta… crede nell’amore puro e incontaminato (infatti non accetta il tradimento-patto di Anna) ma è il primo a tradire Alice con la fotografa!
Natalie Portman è straordinaria: angelo e diavolo, donna e bambola, fragile e fortissima, insomma il dualismo è parte integrante del suo personaggio. Una Natalie favolosa ma soprattutto coraggiosa nel cavalcare i pali dei Night Club e a mostrare le sue grazie al gigante Clive!
Nel primo e nell'ultimo rallenty riempie la scena con il suo andare, con il suo viso e non si riesce a distogliere gli occhi dalla sua sfrontata bellezza! Il suo pianto è assolutamente emozionante; le sue provocazioni fanno venir voglia di entrare nello schermo; il suo cinismo e la sua cattiveria scuotono.
Una nota di merito va al regista Mike Nichols (già apprezzato in Angels in America): per i dialoghi così infuocati, i secondi piani, i controcampi, la costruzione della scena e la disposizione dei personaggi non hanno nulla di convenzionale, soprattutto nei dialoghi 'faccia a faccia'.
Un film che emoziona, da vedere con il cuore.
È la seconda volta che lo guardo… ogni volta mi lascia von una sensazione nuova…
Senza parlare della colonna sonora del mio personalissimo Best Damien Rice: un cantautore che canta di sentimenti, emozioni e parla l cuore, difficile resistergli. Se non rcordo male l’ho scoperto con questo film… per cui grazie Closer!
Cold Water
The Blower’s Daughter
giovedì 17 febbraio 2011
Random Playlist II
- Antony & The Johnson ft. Bjork: Flètta
- Yeah Yeah Yeahs: Maps
- The Cardigans: Erase/ Rewind
- Loch Lomond: Elephants & Little Girls
- Adele: Someone Like You
- Sneaky Sound System:When We Were Young
- Christina Aguilera : Elstic Love
- Kid Cudi: Day N Night (Nightmare)
- Deitrick Haddon: Where You Are
- Bran Vann 3000: Drinkin' In LA
lunedì 31 gennaio 2011
Perché è il desiderio a renderci ciò che siamo.
"Perché è il desiderio a renderci ciò che siamo, ci rende migliori di ciò che siamo, perché il desiderio riempie il cuore. Riempie il cuore. Così come l’assenza e il dolore e il lutto riempiono il cuore".
(André Aciman)
Ed è per questo che ti desidero, anche quando non vuoi esserci, anche quando non ci sei. E il cuore, dolcemente, trabocca.
Ecco cosa succede a sognare il Dr. Christian Troy... :)
E ora riprendiamo la nostra solita Routine:
(André Aciman)
Ed è per questo che ti desidero, anche quando non vuoi esserci, anche quando non ci sei. E il cuore, dolcemente, trabocca.
Ecco cosa succede a sognare il Dr. Christian Troy... :)
E ora riprendiamo la nostra solita Routine:
- Cercare di Capire dove si è
- Lavarsi i denti
- Vestirsi
- Fare Colazione
- Uscire
- Fare commissioni
- Rientrare in fretta e furia per preparare il pranzo
- e infine... finire la Bozza della Tesi! :(
domenica 30 gennaio 2011
Il Segreto Dei Suoi Occhi
Benjamín Esposito è un assistente del Pubblico Ministero in pensione. Dopo una vita passata a rincorrere assassini decide di dedicarsi completamente alla stesura di un romanzo. Per farlo ripensa al vecchio caso Morales degli anni Settanta, archiviato dalla polizia negli scaffali polverosi dello stato, ma per lui rimasto sospeso in un tessuto di pensieri senza possibilità di scioglimento. La morte della ragazza, stuprata e uccisa brutalmente da un conoscente che rimarrà impunito, lascia nello sconforto Ricardo Morales, il novello marito, apparentemente tranquillo ma in fondo assetato di vendetta. Nel percorso all’indietro di Esposito, si inserisce anche l’amore per Irene, segretaria del Pubblico Ministero, sentimento nato e negato, mai vissuto. E' un thriller dalle implicazioni legali, ma è anche un’opera sentimentale sull’amore impossibile, oltre che una storia politica di denuncia morale.
La giustizia si sà non sempre segue l'iter giusto o peggio non arriva mai: vedi il film prima si accusano dei poveri muratori che hanno l'unica colpa di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato; assassini rei confessi che poi vengono rilasciati per "dare una mano" a prendere i cosidetti "terroristi o nemici " della patria! E' film che rivela come e, purtroppo, quante volte la Giustizia arranchi o sia talmente sonnolenta da non arrivare o peggio non VOLER arrivare alla risoluzione e all'applicazione della pena ai rei.
Rispolverare il passato non sempre fa bene, soprattutto se si aprono porte dolorose, si rispolverano foto e ricordi che si pensavano assopiti; ma se guardarsi dietro può aiutare a prendere decisioni importanti e aprire il proprio cuore e dichiararsi allora ben venga: è questo il “caso” non risolto rappresentato dalla fortissima attrazione tra Benjamin e Irene, che però nell’arco degli anni non si è mai concretata per la mancanza di coraggio di dichiararsi reciprocamente.
Un film intenso, appassionante come pochi... un meritato Oscar come film straniero, anche se IL nastro Bianco non è da sottovalutare!
venerdì 28 gennaio 2011
IL FALSARIO
PER NON DIMENTICARE...
VITA SCIUPATA
Vita sciupata
Che infamia
Che i giorni scorrano senza alcun senso
Che anziché il riso — io conosca soltanto lacrime
Sono avvilita, sono angosciata
Per aver perduto ogni speranza da così tanto tempo
Come accettare la grettezza umana?
Come pensare alla morte — quando il mondo mi sta chiamando!
Non ho ancora vent’anni
Sono giovane!
Giovane,
GIOVANE!
Vita sciupata, che infamia…
Halina Nelken, Auschwitz, 1944
CENERI
Un giorno torneremo a casa
o forse no,
chi lo sa?
Un giorno penseremo
che tutto è stato un sogno orrendo, tutto
quel che è accaduto laggiù, in quella Auschwitz
dove il camino sputa fumo
di continuo… di continuo
Vedi la colonna di fumo
e l’enorme bagliore?
‘C’è un fuoco?’, domandi
Ma non lo sai?
Stanno bruciando
migliaia, milioni di corpi umani!
Gente arrivata qui in grossi gruppi,
apparentemente ad un porto sicuro
dopo un viaggio lungo e stancante,
qui dove c’è acqua per dissetarsi
e per lavarsi.
Ma c’è anche il gas…
‘Gas?’, domandi
Ma non lo sai?
È il gas che soffoca asfissia
strangola
La gente non può dire parola
del dolore che prova
Viene subito ridotta al silenzio
e in un attimo
solo una colonna di fumo mostrerà
che qui è stata,
che qui è vissuta
e perita, lasciando soltanto
… CENERI!…
Autore ignoto, KL Birkenau
Quando
il
resto del mondo
si
ridestò
scoprì
in
quel che
era rimasto
del
Canada
le
sei
baracche
che
non erano
state incendiate
38.000 paia di scarpe da uomo
13.964 tappeti
e
836.255 abiti da donna.
Lily Brett
domenica 23 gennaio 2011
Never Let Me Go
Estasiata dalla visione di questo film, non sono un'esperta ma per quanto mi concerne, ma soprattutto in base alla mia modesta opinione... è un film senza difetto!
Non è sempre facile trarre un film da un'opera letteraria, soprattutto da un libro di Kazuo Ishiguro, ma spero che lui ne sia rimasto contento e soddisfatto del riadattamento.
Penso che questo film non sarebbe stato lo stesso con attori diversi: in primis le comprimarie KEIRA e CAREY la prima più esperta e tosta, la seconda fragile e avvolta da una tristezza solenne, consapevole che non riuscirà mai a raggiungere quella completezza che riesce a trovare tra lacrime e sofferenza interiore tra le note della canzone Never Let Me Go di Judy Bridgewater (cantante fittizia)
ù
Never Let Me Go è una delicata e mesta storia sulla scoperta della propria identità e sull’avvicinamento alla morte che ha il grande merito di concentrare tutta la sua attenzione sui tre personaggi, senza farsi portare dalle riflessioni etiche e politiche.
Sullo sfondo di quella che appare essere un’idilliaca oasi di campagna, Kathy, Tommy e Ruth, tre amici cresciuti insieme ad Hailsham, un isolato ed apparentemente perfetto collegio inglese, scoprono di essere dei cloni, specificatamente allevati per poi donare i propri organi e con una prospettiva di vita piuttosto breve.
Inizialmente non capiscono cosa significhi ESSERE UN DONATORE ma poi quando apprendono che ci sono e chi sono gli ORIGINALI e che loro non vivranno mai abbastanza per assaporare ciò che è vivere, diventrare adulti ma soprattutto diventare qualcuno: avviatore, pilota, infermiera o persino una prostituta che sia!!!
Per Certi versi mi ricorda Espiazione (Atonement): le similarità sono abbastanza evidenti (ai miei occhi):
- Keira
- Segue un pò il filone delle occasioni mancate per un qualsivoglia impedimento
- Intrecci amorosi non sempre delineati
- Destino irreversibile
Non mi soffermo sui principi ETICI largamente violati che ruotano attorno al film, ma soprattutto attorno ai protagonisti!
A mio parere un film che merita, senza alcun dubbio!!!
BUONA VISIONE!!!
martedì 2 novembre 2010
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"I'm looking for the truth. The audience doesn't come to see you, they come to see themselves" - cit.










































