La Mia Vita e le sue Infinite Sottotrame… mentre Vivo momenti di Confusione tra Realtà & Cinema!

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venerdì 16 settembre 2011

IL DUBBIO

"LA COLPEVOLEZZA è SEMPRE UN DUBBIO ETERNO."




Regia: John Patrick Shanley
Sceneggiatura: 
Cast: Meryl Streep, Philip Seymour Hoffman, Amy Adams, Viola Davis, Lloyd Clay Brown
Titolo originale: Doubt
Genere: Drammatico
Durata: 104 min.
Where: USA 2008



Il dubbio è un film del 2008 scritto e diretto da John Patrick Shanley, adattamento cinematografico del suo omonimo dramma teatrale, vincitore del Premio Pulitzer nel 2005.


Protagonisti di questa storia un prete e due suore. ci troviamo nel collegio della parrocchia di St. Nicholas:Padre Flynn, è un parroco dalla mentalità aperta sempre impegnato a sostenere gli allievi. Ma il vero cardine della comunità è suor Aloysius Beauvier, la superiora dell’ordine delle consorelle che insegnano nell’istituto. I due hanno metodi di insegnare e di relazionarsi ai ragazzi completamente opposti: Aloysius è severa, rigida, non tollera il minimo comportamento sbagliato e cerca di mantenere metodi decisamente all'antica; Flynn (Philip Seymour Hoffman) è invece molto moderno, simpatico e gioviale.






I venti del cambiamento politico stanno soffiando all'interno della comunità e in effetti la scuola ha accettato il suo primo studente di colore, Donald Miller. Il ragazzo è stato iscritto dalla madre, contro il volere del marito violento, per sottrarlo ai pericoli della scuola pubblica; se Aloysius lo tratta con diffidenza e sicura che prima o poi la sua ammissione causerà danni, Flynn cerca di integrare al massimo il ragazzo, causando però il sospetto di una strana preferenza, quasi morbosa.




Sorella Aloysius è una strenua conservatrice dell'ordine e del rigore e spaventa a morte tutti gli allievi. Un giorno però, quando la candida Sorella James (Amy Adams), un'innocente piena di speranza, condivide con Sorella Aloysius il suo sospetto che Padre Flynn stia prestando troppa attenzione a Donald, Sorella Aloysius è felice di iniziare una crociata sia per svelare la verità che allontanare Flynn dalla scuola. Ora, senza uno straccio di prova se non la sua sicurezza morale, Sorella Aloysius lancia una battaglia contro Padre Flynn, uno scontro che minaccia di sconvolgere la chiesa e la scuola con conseguenze devastanti.




Scoppia una vera e propria battaglia sulla fede, sulla morale, sulle regole di un’America puritana e rigida, ancora scossa dall’omicidio Kennedy. Meryl Streep forte delle sue convinzioni, della sua morale, scuote l’intera scuola e tutta la comunità, con i suoi modi determinati, il suo piglio freddo e deciso, e mette in gioco tutta se stessa per inchiodare il pericoloso ed insidioso sacerdote, fino al potente colpo di scena finale.






Il tema è uno dei più scottanti:  le supposte molestie sessuali da parte di un prete nel mondo cattolico statunitense, proprio là dove si sono levate, negli ultimi anni, una incredibile quantità di denunce contro i sacerdoti locali, tanto da far scoppiare una crisi che non è ancora stata del tutto riassorbita. 






Il dubbio è quel sospetto che si insinua nella mente delle persone naif, la suoretta più giovane. Il mistero, il dubbio, pervade il film dall’inizio alla fine, mi ha travolta e incuriosita sia per la trama molto intensa e misteriosa che per l’interpretazione degli attori. 


Non sono riuscita a decidere o scegliere un colpevole o uno, tra i due ecclesiastici chi fosse innocente, chi fossero i buoni (le due suore) o cattivi (il prete innovativo e "pervertito" e il bimbo che si fa "ammaliare"). In realtà nessuna colpevolezza viene dimostrata, come nessuna innocenza viene confermata alla luce del sole. Ah e premio l'ingenua sincerità di Sorella James.



L'unica verità è che “il dubbio sia un legame tanto forte e rassicurante quanto la certezza”, come dice il "sospettato" Padre Flynn.





VOTO: 7,5

domenica 15 maggio 2011

IL SUO NOME è TOTSI



E' un film vincitore dell'Oscar al miglior film straniero 2005, diretto da Gavin Hood, ed ambientato a Soweto, vicino a Johannesburg in Sudafrica. Il film è basato sul romanzo di Athol Fugard, che porta lo stesso nome della pellicola. 


Trama: Orfano di madre, morta di HIV, e cresciuto con un padre violento che abusava di lui, David, più conosciuto come Tsotsi, è il diciannovenne e spietato capobanda di un gruppo di giovani criminali, che vivono in una baraccopoli di Johannesburg. In fuga da un passato doloroso, Tsotsi ha rimosso qualunque ricordo della sua infanzia, compreso il suo vero nome: infatti nel gergo del ghetto "Tsotsi" vuol semplicemente dire "gangster". Una notte, accade che Tsotsi spari ad una donna per rubarle l'auto, senza rendersi conto che sul sedile posteriore c'è un neonato addormentato, figlio della donna. Nonostante la sua corazza di rabbia, Tsotsi decide ugualmente di prendersi cura del piccolo. Ben presto il ragazzo si renderà conto che nelle sue condizioni sarà difficile anche soltanto nutrire il bambino. A modo suo Tsotsi incomincerà a prendersi cura di lui. 
Tsotsi" non è il solito film sui ghetti; non è neanche il solito film sulla vita ai margini e allo sbando dei neri africani, ma è una parabola sulle conseguenze della violenza, sul passato che ritorna inaspettato, sul riscatto esistenziale.
Gli attori parlano il linguaggio-slangs delle strade di Soweto; il mondo di Tsotsi è un mondo di contrasti: baracche/grattacieli, ricchezza/povertà, rabbia/dolore. I personaggi - o meglio, i ragazzi - hanno un'anima duplice: dietro alla corazza di rabbia e violenza si cela la loro umanità, il loro grido di aiuto (che spesso viene accolta con altra violenza!), di attenzione e di rispetto.



La storia, una redenzione improvvisa e imprevista, è un po' tirata per i capelli, ma regge grazie ad un'ottima secchezza narrativa e ad un impianto scenico di prim'ordine. C'è fatica nel passare dalla violenza al pentimento, tuttavia i continui richiami all'ingiustizia sociale puntellano bene il primo fenomeno, mentre cenni umanitari di fondo in qualunque individuo fanno ancor meglio nei confronti del secondo. Il pretesto, tutto sommato banale, a sostegno della redenzione non convince del tutto, anche se l'interprete vive la sorpresa con impegno non indifferente.  Qualche eccesso sentimentale non riesce a rovinare lo spettacolo.  





Consiglio vivamente SERAFINA! IL PROFUMO DELLA LIBERTA’ che tratta di un argomento differente, il film è incentrato sulla vicenda degli scontri di Soweto del 1976 in Sudafrica, durante l'Apartheid. Se i musical non sono il vostro forte, sarete un po’ restii a guardarlo, ma merita! 

mercoledì 11 maggio 2011

IL Tè NEL DESERTO




Africa 1947 - Le vicende di 3 viaggiatori (viaggiatori, non turisti) americani in Africa una coppia di artisti in crisi, Kit e Port  e l'amico George si recano nel Nord Africa. Partendo da Tangeri percorrono un lungo itinerario che li porta nei luoghi dove l'Africa è più ostile, danaroso ed invadente.  



Il loro matrimonio ha superato l'ora del tè da un pezzo e adesso, con questo itinerario tra le dune africane, tentano di rifarlo bollire riaccedendo la fiamma della passione. Così tra tempeste di sabbia, di mosche e un calore insopportabile Kit segue Port che sembra scappare da se stesso, toccando una città dietro l'altra. Lo scopo è anche quello di seminare George il terzo incomodo che cerca di insidiare sua moglie con la sua ardente ma vuota bellezza e il suo sorriso fasullo.

Kit crede di poter riaccendere il desiderio, resiste come un bastione alle avances ardite del più giovane che le regala momenti di spensieratezza ma poi ... quando finalmente rimane sola con il marito Port, scatta qualcosa che porta ad un ravvicinamento;
durante il viaggio i tre si dividono. Port si ammala di tifo e muore dopo lunga agonia. Rimasta sola, Kit si accoda ad una tribù di tuareg il cui giovane capo, Belgassim, la prende come sua concubina.




A Kit, ormai sola in un Paese sconosciuto e fatto di continui adattamenti, non rimane che integrarsi con la nuova sorte e con la gente del posto. Si fa prelevare dai tuareg a bordo di un cammello e finisce per diventare la concubina del loro capo che la fa sua. Ovviamente, pochi sanno che sotto i veli del vestito si cela una donna bianca. Egli infatti la tiene segregata sino alla liberazione per mano di una delle sue concubine, gelosa dell'occidentale. Prostrata e dopo varie peripezie si ritrova nell'ospedale di Tangeri dove viene rintracciata da un'esponente dell'ambasciata americana...Ma la sua esistenza è oramai spezzata dalle esperienze vissute.



Film forse eccessivamente lungo (2:46) )ma ben recitato da un’ottimo cast (Malkovic in primis) e con impagabili panoramiche nello stile di Bertolucci che ce le dona nelle carrellate a lungo campo sui fantastici volti della natura selvaggia e desertica. Mi ha fatto pensare a IO BALLO DA SOLA.

Bertolucci descrive il senso della vita quando questa non ha più necessità di esistere. Una metafora sul disfacimento della cultura occidentale retta su un drammatismo narrativo dove l'elemento prioritario è rappresentato dal deserto, simbolo della lontananza e di malinconica solitudine.

Cit: “A volte penso che questo sia il nostro vero errore: credere di avere tutto il tempo che vogliamo. Che il tempo in realtà non esista..” Kit
"I'm looking for the truth. The audience doesn't come to see you, they come to see themselves" - cit.