La Mia Vita e le sue Infinite Sottotrame… mentre Vivo momenti di Confusione tra Realtà & Cinema!

giovedì 22 settembre 2011

SHAMELESS (Serie Tv)



Shameless significa "sfacciato", "spudorato", "svergognato" ossia indica chi non ha il senso della vergogna, del pudore, dell'onore o, in senso più ampio, del pentimento e del rimorso!



SHAMELESS è il remake della pluripremiata serie inglese (che sinceramente non ho visto!). Parla della famiglia Gallagher, una famiglia particolare che, per tirare avanti si diletta in ogni sorta di raggiro, truffa o escamotage. Il pater familias è una "vittima" dell'alcol Frank Gallagher (il sorprendente William H. Macy), anche se colei che tiene le redini della casa e porta i pantaloni è invece c'è la figlia maggiore Fiona (interpretata da Emmy Rossum), che fa in modo che le cose funzionino e si prende cura dei 5 fratellini!!!
“Padre” Frank passa le sue giornate ubriacandosi in ogni dove e svenendo su qualche selciato o in mezzo a una strada o dietro a qualche cassetto della spazzatura :) e per mantenere questo devastante vizio si inventa truffe per intascarsi i soldi delle assicurazioni o fregare l'”INPS”per farsi mantenere dallo stato.
Il quartiere è povero, ma non perde occasione di rubare carne da un camion per far festa, e far vivere tutti in una complice illegalità; persino i poliziotti, cresciuti in quel ambiente sono pronti ad aiutare la comunità attraverso l'omertà. Vivono in un ambiente malsano, il tipico contesto dell'America che soffre, che nonostante appartenga alla Working Class non riesce a risollevarsi o almeno a galleggiare nella condizione di precarietà e povertà che l'avvolge! Non tutti ci si possono immedesimare, ma chi ci riesce capisce, accetta ed esalta questa atipica “modern family”! Shameless è capace anche di emozionare e commuovere per la triste situazione in cui vivono i Gallagher e per lo sconforto che spesso pervade i sei figli a causa dei comportamenti immaturi e menefreghisti del padre (che personalmente odio! E non sopporto in nessun modo!!!).
Ciò che mi ha conquistato è stato il crogiolo di personaggi tutti diversi tra loro che convivono ma soprattutto le tragicomiche situation in cui si vengono a trovare: un brillante equilibrio tra dramma e commedia! Mi piaceva la volgarità, le scene explicite a limite del politically correct ma most of lo dark humour che regala risate più che amare. Tipo la scena delle ripetizioni di Fisica di Lip a Karen ove mentre la madre preparava deliziosi manicaretti la figlia ringraziava il suo tutor da sotto il tavolo!
I Gallagher saranno anche poveri e man non sono l'esempio dell'onestà: sono inclini alla truffa, al raggiro, alla vendita illegale di qualsiasi cosa, tutto per tirare avanti e pagare i conti. Ma io non riesco a fargliene una colpa sarà la mia propensione a fare il tifo ad ogni tipo e forma di “Misfit”! :P
Dialoghi da urlo, specie quando si tratta delle immense cazzate sparate dal perennemente ubriaco, stronzo, scansafatiche di Frank, specie per pararsi il culo di fronte ai figli o al padre della minorenne che si è spupazzato di fronte ad una webcam!! :)
Dire che è una serie politically scorrett è un eufemismo per questa serie si pensi solo all'episodio i en cui Frank alla brillante e malsana idea a rapire da un centro di igiene mentale un’anziana donna per truffare la legge e continuare a percepire così l'immeritata pensione di una vecchia zia morta da anni. Eppure Shameless US è irresistibile, divina, cattiva, triste! È una serie IMPERDIBILE!

CIT.: "Above all, the Gallaghers are wonderfully happy, like clowns in Shakespeare". (Frank Gallagher dixit)



SHAMELESS PERSONAGGI

THE GALLAGHERS:
  • FRANK

Lo strampalato Frank Gallagher, in quanto padre, sarebbe il capofamiglia, ma il condizionale è d’obbligo dal momento che l’uomo è un accattone alcolizzato senza speranza, che non ha la minima idea (e voglia) di come si mandi avanti una casa. Compito di cui, dopo che la madre li ha abbandonati, ha dovuto caricarsi Fiona. Un"padre di famiglia" buono a nulla, che cerca di ottenere soldi dallo stato, pur di riuscire a mantenere il suo "piccolo" vizio dell'alcol, sembra non essere in grado di non infilarsi e infilare gli altri in situazioni assurde e complicate.
Il personaggio di Frank è assurdo a me sta antipatico e uno debosciato, anche se nonostante i suoi figli, spesso gli rimproverarano molte cose o lo prendono a pugni, gli vogliono bene. Io difficilmente giustifico la maggior parte dei suoi atteggiamenti. E' un padre scapestrato che sperpera denaro in birre e super alcolici, aprendo conti immaginari in tutti i bar della zona, specialmente in quello di Kevin. Mi sa che è per questo che non gli avanzano neppure i soldi per qualche scatola di preservativi, visto che si ritrova con sei figli a carico da sfamare. :P



  • FIONA


Fiona Gallagher (Emmy Rossum): a soli 21 anni è il fulcro di tutta la famiglia Gallagher, è la moderna mater familias, si occupa di tutti i suoi fratelli, e mette al primo posto loro, prima anche di se stessa. Si è creata attorno una campana di vetro per proteggersi da tutti i fattori esterni, e gli incovenienti principalmente da quelli causati da Frank, e si mette sulla difensiva ancor prima di essere veramente aggredita. Lavora, o meglio si destreggia in più di un lavoro per mandare avanti la crazy family! Fiona è il punto di riferimento, ha le spalle abbastanza larghe da potere sopportare il peso delle enormi responsabilità da cui la madre è scappata. Durante una delle poche serate in cui si concede di uscire si imbatte in Steve, un ragazzo belloccio e pieno di soldi per cui Fiona subito sente di provare qualcosa e con lui sembra "addolcirsi" un pochito. Quella che sembra l’avventura di una sera si rivelerà una storia ben più importante, anche se Steve è circondato da un alone di mistero che Fiona rifiuta di riconoscere e affrontare, quasi come se avesse paura di aprire gli occhi e svegliarsi dal sogno che sta vivendo.

  • LIP


Philip 'Lip' Gallagher (Jeremy Allen White): il secondogenito di casa Gallagher, 17 anni, un ragazzo estremamente intelligente, capace di superare a pieni voti i test per accedere al College, cerca di guadagnare qualche soldo svolgendo compiti e test dei suoi compagni di scuola. Anche lui "indurito" dagli atteggiamenti del padre e in forte contrasto con quest'ultimo. Da ripetizioni alle ragazze del vicinato. Una di queste, Karen, è anche la sua friend with benefit o forse sarebbe meglio dire la ragazza spudorata e disinibita con cui si diverte di tanto in tanto.

  • IAN

Ian Gallagher (Cameron Monaghan): 15 anni, terzogenito che lavora part-time in un alimentari per tirare su qualche soldo per aiutare la sorella a mantenere la famiglia, il suo sogno è quello di entrare nei Marines. Nasconde di essere gay a tutti, a parte al fratello Lip, e di avere una relazione con il suo datore di lavoro il proprietario del supermercato dove lavora dopo la scuola, l'atipico musulmano "mal praticante" Kash. Ha un rapporto davvero distaccato con Frank: i due sembrano quasi non sopportarsi a vicenda.

  • DEBBY

Debbie Gallagher (Emma Kenney): 12 anni, la sorellina piccola, ancora "vittima" del fascino di una figura paterna, è la prima a salutare il padre quelle poche volte che si fa vedere in casa o a prendersi cura di lui quando lo trova svenuto sul pavimento di casa. Una ragazzina, all'apparenza timida, ma capace di farsi valere. è una bambina dolcissima e tenerissima, che cerca solo di attirare ma soprattutto di ottenere l’attenzione;



  • CARL



















Carl Gallagher (Ethan Cutkosky): solo 9 anni ma con un probabile futuro da criminale; è ragazzino problematico a scuola e con gli amici, di indole violenta. Si diverte a torturare i propri giocattoli o a scioglierli nel microonde. E se c'è una cosa che non gli puoi toccare, sono i suoi fratelli e sorelle. è il più pazzo e scapestrato della famiglia! Penso che lui appaia poco, non viene analizzato a fondo. Sembra che sia l'unico che non soffra della triste situazione familiare, preso com'è a fare il bullo full-time!



  • LIAM

Liam Gallagher (Blake Alexander Johnson): 2 anni, il fratellino piccolo, non parla ancora e non sembra avere un ruolo fondamentale nella trama della serie, ma è parte integrante della famiglia e in quante tale legante di tutto. E' l’unico di colore, cosa che fa sorgere sospetti sulla reale paternità di Frank nei suoi riguardi.



VICINI-AMICI:
Completano il quadro variopinto i due chiassosi vicini di casa e sessualmente irrefrenabili, Kev e Veronica, sempre pronti a dare una mano in una maniera ipergenerosa, nelle mille difficoltà in cui, a causa del padre o a causa loro, i Gallagher si ritrovano:
  • VERONICA

Veronica Fisher (Shanola Hampton): vicina di casa e migliora amica di Fiona, fidanzatissima con Kev. Come lavoro si spoglia in webcam mentre fa i suoi lavori domestici. E' un aiuto e un sostegno fondamentale per Fiona e per tutta la famiglia Gallagher. E' una VERA amica, quella che tutti vorrebbero. Io in primis.



  • KEVIN



Kevin Ball (Steve Howey): il sexyssimo fidanzato di Veronica e barista del pub preferito di Frank. Stanco ormai dei Gallagher e del suo fittizio conto perennemente aperto, dell'aiuto e della pazienza che richiedono costantemente. Ma amico fidato e un compagno di cui non possono fare a meno.






The BOY:

  • STEVE




Steve/ Jimmy Lishman (Justin Chatwin): un ragazzo all'apparenza normale, innamorato e compagno di Fiona, da un aiuto prezioso, sembra portare la normalità o una parvenza di questa in casa Gallagher, ma si scopre presto essere un ladro d'auto e parallelamente nascondere un'identità alternativa e misteriosa da ricco bad boy, totalmente diversa da quella che ha mostrato a Fiona e ai Gallagher. L'ho apprezzato un sacco quando ha preso l’iniziativa e rapisce Frank per abbandonarlo come un immigrato in Canada pensando di fare un favore a Fiona in primis & alla famiglia! :)







THE JACKSONS:
  • KAREN:
    Karen Jackson (Laura Wiggins): inizialmente prende ripetizioni da Lip e poi diventa sua migliore amica, ha uno strano rapporto con lui: fanno sesso, ma lo fanno solo per amicizia, perchè a entrambi piace farlo. Ma forse non sono solamente migliori amici. Vive in generale uno strano e difficile rapporto con il sesso, diciamo che è libertina, soprattutto a causa del rapporto travagliato con il padre-padrone.




  • SHEILA:




Sheila Jackson (Joan Cusack): madre di Karen, donna igiene-compulsiva e nuova compagna di Frank. Una donna decisamente problematica, ipocondriaca e agorafobica, non esce di casa da 5 anni e passa le sue giornate a sistemare casa e seguire programmi di cucina in televisione per poi lanciarsi nella preparazione spasmodica di piatti elaborati. E' uno dei personaggi più assurdi e meglio riusciti di Shameless. Sheila vive nel terrore nei confronti del mondo esterno, sentendosi sicura solamente tra le mura domestiche. Le scene in cui cerca di autoconvincersi che sia giunto il momento di uscire di casa e andare a fare la spesa, annunciandolo e ripetendolo agli altri membri della famiglia, sono favolose e comiche anche se dopo cala una malinconica tristezza per la sua situazione.

  • MR EDDIE  JACKSON:


il padre di Karen, nonche guardia giurata che risulta doppiamente cornuto con una'inquietante predilezione e adorazione per i clown.




CONCLUSIONE:
La vita incasinata e difficile di tutti loro non farà che rendere migliore l’idea che avete della vostra. :)









FUCKIN' YEAH!




VOTO: 9

venerdì 16 settembre 2011

IL DUBBIO

"LA COLPEVOLEZZA è SEMPRE UN DUBBIO ETERNO."




Regia: John Patrick Shanley
Sceneggiatura: 
Cast: Meryl Streep, Philip Seymour Hoffman, Amy Adams, Viola Davis, Lloyd Clay Brown
Titolo originale: Doubt
Genere: Drammatico
Durata: 104 min.
Where: USA 2008



Il dubbio è un film del 2008 scritto e diretto da John Patrick Shanley, adattamento cinematografico del suo omonimo dramma teatrale, vincitore del Premio Pulitzer nel 2005.


Protagonisti di questa storia un prete e due suore. ci troviamo nel collegio della parrocchia di St. Nicholas:Padre Flynn, è un parroco dalla mentalità aperta sempre impegnato a sostenere gli allievi. Ma il vero cardine della comunità è suor Aloysius Beauvier, la superiora dell’ordine delle consorelle che insegnano nell’istituto. I due hanno metodi di insegnare e di relazionarsi ai ragazzi completamente opposti: Aloysius è severa, rigida, non tollera il minimo comportamento sbagliato e cerca di mantenere metodi decisamente all'antica; Flynn (Philip Seymour Hoffman) è invece molto moderno, simpatico e gioviale.






I venti del cambiamento politico stanno soffiando all'interno della comunità e in effetti la scuola ha accettato il suo primo studente di colore, Donald Miller. Il ragazzo è stato iscritto dalla madre, contro il volere del marito violento, per sottrarlo ai pericoli della scuola pubblica; se Aloysius lo tratta con diffidenza e sicura che prima o poi la sua ammissione causerà danni, Flynn cerca di integrare al massimo il ragazzo, causando però il sospetto di una strana preferenza, quasi morbosa.




Sorella Aloysius è una strenua conservatrice dell'ordine e del rigore e spaventa a morte tutti gli allievi. Un giorno però, quando la candida Sorella James (Amy Adams), un'innocente piena di speranza, condivide con Sorella Aloysius il suo sospetto che Padre Flynn stia prestando troppa attenzione a Donald, Sorella Aloysius è felice di iniziare una crociata sia per svelare la verità che allontanare Flynn dalla scuola. Ora, senza uno straccio di prova se non la sua sicurezza morale, Sorella Aloysius lancia una battaglia contro Padre Flynn, uno scontro che minaccia di sconvolgere la chiesa e la scuola con conseguenze devastanti.




Scoppia una vera e propria battaglia sulla fede, sulla morale, sulle regole di un’America puritana e rigida, ancora scossa dall’omicidio Kennedy. Meryl Streep forte delle sue convinzioni, della sua morale, scuote l’intera scuola e tutta la comunità, con i suoi modi determinati, il suo piglio freddo e deciso, e mette in gioco tutta se stessa per inchiodare il pericoloso ed insidioso sacerdote, fino al potente colpo di scena finale.






Il tema è uno dei più scottanti:  le supposte molestie sessuali da parte di un prete nel mondo cattolico statunitense, proprio là dove si sono levate, negli ultimi anni, una incredibile quantità di denunce contro i sacerdoti locali, tanto da far scoppiare una crisi che non è ancora stata del tutto riassorbita. 






Il dubbio è quel sospetto che si insinua nella mente delle persone naif, la suoretta più giovane. Il mistero, il dubbio, pervade il film dall’inizio alla fine, mi ha travolta e incuriosita sia per la trama molto intensa e misteriosa che per l’interpretazione degli attori. 


Non sono riuscita a decidere o scegliere un colpevole o uno, tra i due ecclesiastici chi fosse innocente, chi fossero i buoni (le due suore) o cattivi (il prete innovativo e "pervertito" e il bimbo che si fa "ammaliare"). In realtà nessuna colpevolezza viene dimostrata, come nessuna innocenza viene confermata alla luce del sole. Ah e premio l'ingenua sincerità di Sorella James.



L'unica verità è che “il dubbio sia un legame tanto forte e rassicurante quanto la certezza”, come dice il "sospettato" Padre Flynn.





VOTO: 7,5

martedì 12 luglio 2011

SADNESS






  • Sadness is emotional pain associated with, or characterized by feelings of disadvantage, loss, despair, helplessness, sorrow, and rage. When sad, people often become outspoken, less energetic, and emotional. Crying is an indication of sadness.

  • Sadness can be viewed as a temporary lowering of mood.

giovedì 23 giugno 2011

SENZA APPARENTE MOTIVO



Una famiglia londinese come tante. Sono giovani e hanno un figlio. Il padre (che è un esperto artificiere) e il bambino sono tifosi dell’Arsenal. Un giorno si recano entrambi ad assistere a una partita della squadra del cuore.
La moglie, la bella Michelle Williams, da un po’ di tempo trascurata e abbandonata, inizialmente si fa incuriosire e poi sedurre dal giornalista ma soprattutto belloccio di turno che sembra aver capito tutto dalla vita (in particolar modo delle donne) aka Ewan McGregor.
Approfittando dell’assenza del marito la moglie porta a casa l’affascinante giornalista con il quale sta avendo un rapporto sessuale proprio mentre allo stadio esplodono gli ordigni di un attentato terroristico. Tra le vittime ci sono il marito e il figlio il cui corpo però non viene ritrovato con certezza. Il senso di colpa pervade, consuma e brucia la protagonista in un crescendo infinito.
 Secondo Kubbler - Ross ci sono 5 fasi del Lutto o fasi del Dolore;
Sono diverse per ciascuno di noi:
1. Rifiuto
2. Rabbia
3. Patteggiamento
4. Depressione
5. Accettazione



Gli attentati terroristici al cinema possono essere utilizzati sotto molteplici aspetti. Possono divenire occasione per thriller in cui se ne indaga la preparazione così come elemento di base per riflessioni di carattere socio-politico oppure svariare in molteplici ambiti così come è accaduto per i film realizzati sull’attentato alle Twin Towers.
La scelta di Sharon Maguire si presenta come originale anche se poi la regista de Il diario di Bridget Jones non si rivela particolarmente adatta al compito che si è assegnato. Perché leggere i riflessi di atto terroristico attraverso le ossessioni che attraversano una madre che ha perso il figlio adorato (il film impiega tutta la parte iniziale per mostrarci l’intensità di questo legame affettivo) poteva costituire un ottimo spunto. Peccato però che la sceneggiatura invece si disperda nel voler ricercare troppi elementi a cui agganciarsi. Non basta il problema della relazione con il giornalista (che ha fornito l’occasione della scena quasi hard sviluppata in contemporanea con l’attentato trasmesso dalla televisione) ma si aggiunge una relazione con un collega del defunto marito nonché un pedinamento e conoscenza con il figlio di uno degli attentatori. Un casino.



L’analisi dell’inabissarsi nella follia della protagonista avrebbe potuto avere un suo valore introspettivo (grazie alla Williams che purtroppo qui soccombe sotto il peso dello script e che è invece una buona attrice). Siamo invece dinanzi a una dispersione di talento. Da Bridget Jones al dramma il passo non è breve né tantomeno facile.
Un film con poca personalità. Tutta colpa di una sceneggiatura senza nerbo, senza coraggio e francamente senza alcuna capacità di sviluppare ciò che ha scatenato. La noia regna sovrana. A mio avviso gli attori sono sprecatissimi.
Ci si domanda a volte: “cosa stavo facendo l’11 Settembre 2001, il giorno dell’attacco alle Twin Towers” oppure il  “19/20 Luglio 1969 la conquista della Luna” o in altre date storiche.
La protagonista del film in un giorno drammatico di terrore a Londra cosa stava facendo? Cosa faceva mentre il piccolo figlio e il marito erano vittime del terrorismo?
Penso che il senso di colpa sia più verso la gran scopata non conclusasi che per aver perso il marito, che ahimè non le dava più le attenzioni che si meritava la bella Michelle.
Tutto il film percorre la sua strana elaborazione del lutto che sembra non poter cancellare quel momento.
Su consiglio di uno psichiatra scrive una lunga lettera a Osama Bin Laden.
“…quel giorno tu hai ucciso delle persone e io ho ucciso l’amore!”
L’amore come sempre però trionferà.



Peccato! Una regia discutibile, poteva essere un film migliore.

domenica 15 maggio 2011

IL SUO NOME è TOTSI



E' un film vincitore dell'Oscar al miglior film straniero 2005, diretto da Gavin Hood, ed ambientato a Soweto, vicino a Johannesburg in Sudafrica. Il film è basato sul romanzo di Athol Fugard, che porta lo stesso nome della pellicola. 


Trama: Orfano di madre, morta di HIV, e cresciuto con un padre violento che abusava di lui, David, più conosciuto come Tsotsi, è il diciannovenne e spietato capobanda di un gruppo di giovani criminali, che vivono in una baraccopoli di Johannesburg. In fuga da un passato doloroso, Tsotsi ha rimosso qualunque ricordo della sua infanzia, compreso il suo vero nome: infatti nel gergo del ghetto "Tsotsi" vuol semplicemente dire "gangster". Una notte, accade che Tsotsi spari ad una donna per rubarle l'auto, senza rendersi conto che sul sedile posteriore c'è un neonato addormentato, figlio della donna. Nonostante la sua corazza di rabbia, Tsotsi decide ugualmente di prendersi cura del piccolo. Ben presto il ragazzo si renderà conto che nelle sue condizioni sarà difficile anche soltanto nutrire il bambino. A modo suo Tsotsi incomincerà a prendersi cura di lui. 
Tsotsi" non è il solito film sui ghetti; non è neanche il solito film sulla vita ai margini e allo sbando dei neri africani, ma è una parabola sulle conseguenze della violenza, sul passato che ritorna inaspettato, sul riscatto esistenziale.
Gli attori parlano il linguaggio-slangs delle strade di Soweto; il mondo di Tsotsi è un mondo di contrasti: baracche/grattacieli, ricchezza/povertà, rabbia/dolore. I personaggi - o meglio, i ragazzi - hanno un'anima duplice: dietro alla corazza di rabbia e violenza si cela la loro umanità, il loro grido di aiuto (che spesso viene accolta con altra violenza!), di attenzione e di rispetto.



La storia, una redenzione improvvisa e imprevista, è un po' tirata per i capelli, ma regge grazie ad un'ottima secchezza narrativa e ad un impianto scenico di prim'ordine. C'è fatica nel passare dalla violenza al pentimento, tuttavia i continui richiami all'ingiustizia sociale puntellano bene il primo fenomeno, mentre cenni umanitari di fondo in qualunque individuo fanno ancor meglio nei confronti del secondo. Il pretesto, tutto sommato banale, a sostegno della redenzione non convince del tutto, anche se l'interprete vive la sorpresa con impegno non indifferente.  Qualche eccesso sentimentale non riesce a rovinare lo spettacolo.  





Consiglio vivamente SERAFINA! IL PROFUMO DELLA LIBERTA’ che tratta di un argomento differente, il film è incentrato sulla vicenda degli scontri di Soweto del 1976 in Sudafrica, durante l'Apartheid. Se i musical non sono il vostro forte, sarete un po’ restii a guardarlo, ma merita! 

mercoledì 11 maggio 2011

IL Tè NEL DESERTO




Africa 1947 - Le vicende di 3 viaggiatori (viaggiatori, non turisti) americani in Africa una coppia di artisti in crisi, Kit e Port  e l'amico George si recano nel Nord Africa. Partendo da Tangeri percorrono un lungo itinerario che li porta nei luoghi dove l'Africa è più ostile, danaroso ed invadente.  



Il loro matrimonio ha superato l'ora del tè da un pezzo e adesso, con questo itinerario tra le dune africane, tentano di rifarlo bollire riaccedendo la fiamma della passione. Così tra tempeste di sabbia, di mosche e un calore insopportabile Kit segue Port che sembra scappare da se stesso, toccando una città dietro l'altra. Lo scopo è anche quello di seminare George il terzo incomodo che cerca di insidiare sua moglie con la sua ardente ma vuota bellezza e il suo sorriso fasullo.

Kit crede di poter riaccendere il desiderio, resiste come un bastione alle avances ardite del più giovane che le regala momenti di spensieratezza ma poi ... quando finalmente rimane sola con il marito Port, scatta qualcosa che porta ad un ravvicinamento;
durante il viaggio i tre si dividono. Port si ammala di tifo e muore dopo lunga agonia. Rimasta sola, Kit si accoda ad una tribù di tuareg il cui giovane capo, Belgassim, la prende come sua concubina.




A Kit, ormai sola in un Paese sconosciuto e fatto di continui adattamenti, non rimane che integrarsi con la nuova sorte e con la gente del posto. Si fa prelevare dai tuareg a bordo di un cammello e finisce per diventare la concubina del loro capo che la fa sua. Ovviamente, pochi sanno che sotto i veli del vestito si cela una donna bianca. Egli infatti la tiene segregata sino alla liberazione per mano di una delle sue concubine, gelosa dell'occidentale. Prostrata e dopo varie peripezie si ritrova nell'ospedale di Tangeri dove viene rintracciata da un'esponente dell'ambasciata americana...Ma la sua esistenza è oramai spezzata dalle esperienze vissute.



Film forse eccessivamente lungo (2:46) )ma ben recitato da un’ottimo cast (Malkovic in primis) e con impagabili panoramiche nello stile di Bertolucci che ce le dona nelle carrellate a lungo campo sui fantastici volti della natura selvaggia e desertica. Mi ha fatto pensare a IO BALLO DA SOLA.

Bertolucci descrive il senso della vita quando questa non ha più necessità di esistere. Una metafora sul disfacimento della cultura occidentale retta su un drammatismo narrativo dove l'elemento prioritario è rappresentato dal deserto, simbolo della lontananza e di malinconica solitudine.

Cit: “A volte penso che questo sia il nostro vero errore: credere di avere tutto il tempo che vogliamo. Che il tempo in realtà non esista..” Kit

sabato 7 maggio 2011

THE BOX



Ero indecisa se scrivere una recensione o meno... ma, ecco la trama:


Arlington Steward è misteriosamente resuscitato in ospedale dopo essere stato colpito da un fulmine e, costruito un apparecchio dallo scopo ignoto, se n’è andato. Virginia, 1976. Prima dell’alba il campanello di casa Lewis suona svegliando i coniugi Norma e Arthur. Aperta la porta, Norma trova un pacchetto. Si sveglia anche il figlioletto Walter, incuriosito. Nel pacchetto c’è una strana scatola e un biglietto: il signor Steward chiamerà alle cinque del pomeriggio. Arthur lavora a un progetto della Nasa - il Viking è atterrato su Marte - ed è totalmente preso dal lavoro. Norma, insegnante, è alle prese con altri problemi ed è sola in casa quando arriva puntuale il signor Steward, con il volto in parte sfigurato dal suo incontro ravvicinato con il fulmine. Spiega a Norma che se preme il pulsante che sovrasta la scatola provocherà la morte di uno sconosciuto e guadagnerà un milione di dollari. Se invece rinuncerà a premerlo, riceverà cento dollari per il disturbo. Ventiquattro ore per decidere. Norma ha un problema a un piede causato da quello che oggi si definirebbe un caso di malasanità, mentre Arthur viene rifiutato come astronauta. Entrambi hanno quindi motivi per avercela con la sorte. Davanti a loro una decisione assurda che però prendono sempre più sul serio, tentati dal denaro e dalla voglia di scoprire la verità. Dopo tanto parlare, Norma preme il pulsante quasi d’impulso. Ma questo è solo l’inizio.
Inquietanti bizzarrie e suggestive stranezze sono disseminate per tutto il film a dare un tono singolare alla vicenda.
La paranoia tipicamente mathesoniana prende possesso del film, con i protagonisti circondati da allusioni, minacce, inquietudini che invadono improvvisamente il tranquillo contesto in cui sono abituati a vivere. Tutti sembrano nascondere qualcosa, la città sembra percorsa da una cospirazione globale. Fidati solo di te stesso, è la filosofia, ma a volte nemmeno quello è sufficiente. Il tutto immerso in un periodo storico preciso, che ci sembra lontano, con le sue speranze e le sue pulsioni verso lo spazio esterno. Questo è in fondo il difetto principale di un film che mette molta carne al fuoco e crea un clima di angoscioso mistero, ma poi non sa risolverlo se non nel modo più semplice.









Dal regista che aveva sfornato Donnie Darko, il suo ultimo "The Box" non sembra esserne minimamente all'altezza.
Una sorta di psico-thriller che dal fortunato film del regista americano cerca di trarre, senza alcun successo, le atmosfere cupe ed ansiogene e le situazioni in bilico tra realtà e prodotto della mente.
SI lascia guardare per la prima mezzora dove l'idea di premere un bottone, uccidere qualcuno e diventare milionari puo' far presagire un film interessante, idea che viene radicalmente accantonata nel proseguo del film con il susseguirsi di scene ambigue ed al limite del non-sense che avrebbero come obbiettivo quello di spaesare ed incuriosire lo spettatore ma che riescono soltanto ad annoiarlo mentre la pellicola prosegue il suo corso verso la fine.
Il finale, per'altro molto scontato, ricalca appieno la mediocrità dei minuti precedenti e la parola che piu' lo contraddistingue è inutilità.
DI fatto il film ha dalla sua solamente il soggetto, a tratti accattivante che, una volta esposto, lascia libertà al regista di prodigarsi in un esercizio di stile lontanamente paragonabile a quanto visto in Donnie Darko con il susseguirsi di scene che potrebbero essere il frutto di una mente sotto cure psichiatriche.  I temi sono trattati con una banalità difficilmente raggiungibile, tant'è che spesso essi emergono con difficoltà allo spettatore inizialmente colpito dalle scene iniziali, e l'aspetto morale della vicenda viene esposto con una tale superficialità che può benissimo definirsi trascurabile.
Sicuramente un film al di fuori dei canoni classici ma non per questo interessante e godibile
(cagata).






Il film era partito bene ma poi... si è perso in cose strane, assurde e slegate dalla realtà ma soprattutto dalla sceneggiatura, per questo mi sono limitata a scoppiazzare recensioni qua e là... visto che l'obbrobrio è stato unanime... :(
"I'm looking for the truth. The audience doesn't come to see you, they come to see themselves" - cit.