La Mia Vita e le sue Infinite Sottotrame… mentre Vivo momenti di Confusione tra Realtà & Cinema!

mercoledì 11 maggio 2011

IL Tè NEL DESERTO




Africa 1947 - Le vicende di 3 viaggiatori (viaggiatori, non turisti) americani in Africa una coppia di artisti in crisi, Kit e Port  e l'amico George si recano nel Nord Africa. Partendo da Tangeri percorrono un lungo itinerario che li porta nei luoghi dove l'Africa è più ostile, danaroso ed invadente.  



Il loro matrimonio ha superato l'ora del tè da un pezzo e adesso, con questo itinerario tra le dune africane, tentano di rifarlo bollire riaccedendo la fiamma della passione. Così tra tempeste di sabbia, di mosche e un calore insopportabile Kit segue Port che sembra scappare da se stesso, toccando una città dietro l'altra. Lo scopo è anche quello di seminare George il terzo incomodo che cerca di insidiare sua moglie con la sua ardente ma vuota bellezza e il suo sorriso fasullo.

Kit crede di poter riaccendere il desiderio, resiste come un bastione alle avances ardite del più giovane che le regala momenti di spensieratezza ma poi ... quando finalmente rimane sola con il marito Port, scatta qualcosa che porta ad un ravvicinamento;
durante il viaggio i tre si dividono. Port si ammala di tifo e muore dopo lunga agonia. Rimasta sola, Kit si accoda ad una tribù di tuareg il cui giovane capo, Belgassim, la prende come sua concubina.




A Kit, ormai sola in un Paese sconosciuto e fatto di continui adattamenti, non rimane che integrarsi con la nuova sorte e con la gente del posto. Si fa prelevare dai tuareg a bordo di un cammello e finisce per diventare la concubina del loro capo che la fa sua. Ovviamente, pochi sanno che sotto i veli del vestito si cela una donna bianca. Egli infatti la tiene segregata sino alla liberazione per mano di una delle sue concubine, gelosa dell'occidentale. Prostrata e dopo varie peripezie si ritrova nell'ospedale di Tangeri dove viene rintracciata da un'esponente dell'ambasciata americana...Ma la sua esistenza è oramai spezzata dalle esperienze vissute.



Film forse eccessivamente lungo (2:46) )ma ben recitato da un’ottimo cast (Malkovic in primis) e con impagabili panoramiche nello stile di Bertolucci che ce le dona nelle carrellate a lungo campo sui fantastici volti della natura selvaggia e desertica. Mi ha fatto pensare a IO BALLO DA SOLA.

Bertolucci descrive il senso della vita quando questa non ha più necessità di esistere. Una metafora sul disfacimento della cultura occidentale retta su un drammatismo narrativo dove l'elemento prioritario è rappresentato dal deserto, simbolo della lontananza e di malinconica solitudine.

Cit: “A volte penso che questo sia il nostro vero errore: credere di avere tutto il tempo che vogliamo. Che il tempo in realtà non esista..” Kit

sabato 7 maggio 2011

THE BOX



Ero indecisa se scrivere una recensione o meno... ma, ecco la trama:


Arlington Steward è misteriosamente resuscitato in ospedale dopo essere stato colpito da un fulmine e, costruito un apparecchio dallo scopo ignoto, se n’è andato. Virginia, 1976. Prima dell’alba il campanello di casa Lewis suona svegliando i coniugi Norma e Arthur. Aperta la porta, Norma trova un pacchetto. Si sveglia anche il figlioletto Walter, incuriosito. Nel pacchetto c’è una strana scatola e un biglietto: il signor Steward chiamerà alle cinque del pomeriggio. Arthur lavora a un progetto della Nasa - il Viking è atterrato su Marte - ed è totalmente preso dal lavoro. Norma, insegnante, è alle prese con altri problemi ed è sola in casa quando arriva puntuale il signor Steward, con il volto in parte sfigurato dal suo incontro ravvicinato con il fulmine. Spiega a Norma che se preme il pulsante che sovrasta la scatola provocherà la morte di uno sconosciuto e guadagnerà un milione di dollari. Se invece rinuncerà a premerlo, riceverà cento dollari per il disturbo. Ventiquattro ore per decidere. Norma ha un problema a un piede causato da quello che oggi si definirebbe un caso di malasanità, mentre Arthur viene rifiutato come astronauta. Entrambi hanno quindi motivi per avercela con la sorte. Davanti a loro una decisione assurda che però prendono sempre più sul serio, tentati dal denaro e dalla voglia di scoprire la verità. Dopo tanto parlare, Norma preme il pulsante quasi d’impulso. Ma questo è solo l’inizio.
Inquietanti bizzarrie e suggestive stranezze sono disseminate per tutto il film a dare un tono singolare alla vicenda.
La paranoia tipicamente mathesoniana prende possesso del film, con i protagonisti circondati da allusioni, minacce, inquietudini che invadono improvvisamente il tranquillo contesto in cui sono abituati a vivere. Tutti sembrano nascondere qualcosa, la città sembra percorsa da una cospirazione globale. Fidati solo di te stesso, è la filosofia, ma a volte nemmeno quello è sufficiente. Il tutto immerso in un periodo storico preciso, che ci sembra lontano, con le sue speranze e le sue pulsioni verso lo spazio esterno. Questo è in fondo il difetto principale di un film che mette molta carne al fuoco e crea un clima di angoscioso mistero, ma poi non sa risolverlo se non nel modo più semplice.









Dal regista che aveva sfornato Donnie Darko, il suo ultimo "The Box" non sembra esserne minimamente all'altezza.
Una sorta di psico-thriller che dal fortunato film del regista americano cerca di trarre, senza alcun successo, le atmosfere cupe ed ansiogene e le situazioni in bilico tra realtà e prodotto della mente.
SI lascia guardare per la prima mezzora dove l'idea di premere un bottone, uccidere qualcuno e diventare milionari puo' far presagire un film interessante, idea che viene radicalmente accantonata nel proseguo del film con il susseguirsi di scene ambigue ed al limite del non-sense che avrebbero come obbiettivo quello di spaesare ed incuriosire lo spettatore ma che riescono soltanto ad annoiarlo mentre la pellicola prosegue il suo corso verso la fine.
Il finale, per'altro molto scontato, ricalca appieno la mediocrità dei minuti precedenti e la parola che piu' lo contraddistingue è inutilità.
DI fatto il film ha dalla sua solamente il soggetto, a tratti accattivante che, una volta esposto, lascia libertà al regista di prodigarsi in un esercizio di stile lontanamente paragonabile a quanto visto in Donnie Darko con il susseguirsi di scene che potrebbero essere il frutto di una mente sotto cure psichiatriche.  I temi sono trattati con una banalità difficilmente raggiungibile, tant'è che spesso essi emergono con difficoltà allo spettatore inizialmente colpito dalle scene iniziali, e l'aspetto morale della vicenda viene esposto con una tale superficialità che può benissimo definirsi trascurabile.
Sicuramente un film al di fuori dei canoni classici ma non per questo interessante e godibile
(cagata).






Il film era partito bene ma poi... si è perso in cose strane, assurde e slegate dalla realtà ma soprattutto dalla sceneggiatura, per questo mi sono limitata a scoppiazzare recensioni qua e là... visto che l'obbrobrio è stato unanime... :(

venerdì 29 aprile 2011

IL CANTO DI PALOMA






Film Vincitore dell'orso d'oro al Festival di Berlino e nominata agli Oscar nel 2009






La madre di Fausta, una ventenne peruviana, sta morendo e le ricorda cantando che lei è stata allattata con il ‘latte della tristezza' perché nata negli anni Ottanta in cui terrorismo e stupri erano all'ordine del giorno. Dopo la morte della madre Fausta vorrebbe offrirle un funerale degno di questo nome ma i pochi soldi sono stati tutti investiti nei festeggiamenti per l'imminente matrimonio della cugina. Lo zio però vuole che il cadavere venga seppellito prima delle nozze. Fausta che vive in una baraccopoli alla periferia di Lima cerca di vincere le sue paure e trova lavoro come cameriera presso una pianista. Spera così di mettere insieme una somma adeguata per le esequie. Il lavoro le servirà per comprendere la poca scientificità della sua "malattia" e tirar fuori la sua femminilità semplice ma bellissima così come il fiore della patata che non ha niente da invidiare agli altri fiori.
Il canto diventa strumento di liberazione per Fausta che in relazione al mondo che adesso meno teme cambia espressività.

Fausta è un personaggio dall'assoluta tristezza e incapace di accettare il contatto umano, essa ha infatti fatto del suo corpo un vero e proprio terreno. Perché il terrore di essere violentata l'ha spinta ad inserire una patata nella vagina e il tubero ha preso a germinare. Il terrore nei confronti degli uomini Fausta lo ha veramente succhiato con il latte e sembra incapace di liberarsene per volgersi verso una sessualità accettata e consapevole. Intorno a lei sopravvive un mondo di miseria che contrasta in modo stridente con la vita che si conduce nei quartieri alti. 



Da un lato il dolore, i silenzi e la profonda solitudine di Fausta, dall'altro il rumore e la baraonda di un mondo esterno povero ma felice. Memorabile la scena del matrimonio dove la saturazione dei colori ci ricorda come nonostante la povertà del paese vi sia voglia di vivere per festeggiare la vita.



L'unica persona che riesce ad avvicinarsi, o almeno a "sfiorare" Fausta è il giardiniere (della pianista) Noè che osserva, ascolta, comprende e rispetta le sue paure. Riesce attraverso il linguaggio dei fiori a mettersi in contatto con lei, senza esagerare e venendo incontro alla sua paura.
Struggente il motivo musicale (quello della sirena).




THE UNINVITED


giovedì 31 marzo 2011

martedì 15 marzo 2011

TSUNAMI JAPAN FRIDAY 13TH MARCH 2011



 "Si temono oltre diecimila morti nella prefettura di Miyagi, dopo il sisma devastante che venerdì ha colpito il nordest del Giappone. Le autorità, spiega la corrispondente della BBC da Minamisanriku, stanno cercando di sgomberare le strade invase dal fango dello tsunami: è indispensabile raggiungere le cittadine e i centri isolati dalla catastrofe per organizzare i soccorsi e capire chi di questi diecimila dispersi è ancora in vita. La corrispondente Rachel Harvey spiega di trovarsi in una scuola elementare usata come centro di evacuazione; non c’è corrente bensì un generatore usato per qualche lampadina e un paio di stufette per 250 persone, e il freddo è intenso. Molte persone saranno riuscite a fuggire e non possono mettersi in contatto con i parenti e le autorità, senza rete telefonica e senza elettricità. Chi ha raggiunto un centro di evacuazione verrà segnalato alle autorità centrali, ma chi ha trovato rifugio presso amici e parenti rimarrà ufficialmente disperso fino a quando la situazione si sarà chiarita. Una donna ha raccontato alla corrispondente della Bbc che “non appena la terrà ha smesso di tremare sono saltata fuori dalla macchina, sono entrata in casa, ho acchiappato i bambini, sono risalita in macchina e sono scappata. Ma forse molti non si sono mossi abbastanza in fretta”.







sabato 12 marzo 2011

The Road











INCIPIT: All'inizio non avevo il coraggio di guardarlo, dopo i primi 5 minuti mi sembrava tutto così cupo e triste... così gli ho dato tempo, o meglio mi sono data tempo! Ho iniziato ad guardarlo e mi ha sorpreso, mi ha rapita, mi ha conquistato l'amore ai tempi della catastrofi apocalittiche.



Siamo in una Terra senza Sole, tutto è diventato grigio, deserto e  freddo abitato da pochi sopravvissuti. Un padre e un figlio attraversano il paese degli Stati Uniti, a piedi, nel tentativo di raggiungere il sud e un clima più mite. Nel loro percorso, incontrano bande di criminali armati e cannibali, malati, moribondi e ladruncoli. Durante il viaggio, il padre, spinto dall'istinto di sopravvivenza, diventa cinico ed egoista, mentre il figlio rimane buono e generoso, aperto ad aiutare chiunque incontrino per strada (persino il ladruncolo che li aveva privati di tutto).



The Road, ispirato al romanzo La Strada scritto da Cormac McCarthy




Padre e figlio procedono dietro a un carrello e dentro "una notte più buia del buio e un giorno più grigio di quello passato". Una guerra o forse un'apocalisse nucleare ha terminato la natura e le sue creature: gli alberi cadono, gli uccelli hanno perso l'intenzione del volo, il mare ha esaurito il blu, gli uomini non sognano più e si nutrono di uomini e crudeltà. Resistono alle intemperie e agli assalti dei disperati con due colpi in canna e il fuoco dell'amore. In viaggio verso sud,padre racconta al bambino la sua vita a colori, piena di musica e della dolcezza di sua madre, che egoisticamente si fa inghiottire dalla notte e dalla paura di sopravvivere
Tutto il film si incentra sulla relazione padre-figlio dentro un mondo estremo, un ambiente post- apocalittico di cui non si saprà mai niente, tranne che nel pensiero o nel sogno dei protagonisti.
 Si muovono nelle lande desolate, resistendo alla crescente solitudine e ai morsi della fame. Che gran fortuna trovare, seppur per breve tempo un bunker antiatomico in stile anni sessanta-guerra fredda: dove poter , mangiare, pensare, dormire senza paura ma soprattutto sorridere!

Viggo Mortensen mi ha colpito per la sua interpreatazione, è un padre "sempre in campo" scandito da urgenza e dolcezza, è un genitore che si racconta, evocando nei flashback "a colori" momenti intensi di vita "navigata", è ancora fonte di (in)formazione e conoscenza per quel figlio che trasforma nell'epilogo da oggetto passivo di "cure" a soggetto emancipato, avanzato, civilizzato. Ottima l'interpretazione fisica dei protagonisti... rappresentare la sofferenza fisica e la fame non è sempre facile!
Un figlio che si ingigantisce nella sua presenza e dentro l'ultimo primo piano che lascia fuori campo l'America, un mondo dove gli spietati sopravvivono ma dove si può (ancora) scegliere di abbandonare la vita o di restare in vita.
Nel grigio di un quotidiano svuotato di ogni certezza si alternano momenti di tensione, commozione e addirittura speranza. Perché questa pellicola, a differenza di quello che si è detto e si continua a ripetere, ha molta più fiducia nel futuro di quanto si possa immaginare. 

Un senso di desolazione che ti perseguita! un film che cerca di dare speranza in un mondo senza futuro! 


CLOSER


Celebri accordi di musica classica sono il sottofondo dei continui disaccordi, allontanamenti e avvicinamenti in cui i 4 personaggi del film si imbrigliano fatalmente, perdendo l’orientamento nella vita (e del senno direi!)
Personaggi riflesso di una società londinese decadente piuttosto volgare, basata sulla logica dell’egoismo, dell’incapacità di resistere alle tentazioni anche se questo significa calpestare il rispetto (ma soprattutto l’amore) dell’altra persona. Particolare la narrazione in continuo movimento sulla linea del tempo, che ci catapulta nel passato e nel futuro con la stessa disinvoltura con cui i protagonisti danno un taglio alla relazione del momento, così come ai loro capelli, per poi pentirsi di averlo fatto.
Questo film è una bomba di cinismo, ti entra nello stomaco e i suoi effetti si ripercuotono nel cuore e nella testa. Ogni vicenda vive di pathos, quello che succede viene sentito dallo spettatore come qualcosa di intenso, di preoccupante, di difficile!
Sembra tutto un gioco! Ma non lo è!










Sceneggiatura magnifica, i dialoghi sono la parte migliore, sono tosti, duri, masochistici, ma sono tanto veri ed emotivamente potentissimi. Tutti loro hanno almeno un aspetto che li fanno amare. Il punto di forza è sicuramente il cast perfetto, affascinante, diverso, completo, penetrante.
Una Julia Roberts che non ricordavo così intensa e che mi ha cancellato dalla mente il suo ruolo in Pretty Woman; un Clive Owen che è un gran pervertito, di quelli che incontri nella tua vita (o nelle chat) a decine e che al cinema non si vede mai, lui lo fa alla perfezione (e pensare che nella piecè teatrale aveva il ruolo di Dan!).
Ma i due che rimangono impressi sono  Jude Law e la splendida Natalie Portman.
Jude  ha un personaggio quasi classico, ma lui lo fa diventare molto complesso, un’indeciso. Non riesce a non amarle entrambre, ma deve pur far una scelta… crede nell’amore puro e incontaminato (infatti non accetta il tradimento-patto di Anna) ma è il primo a tradire Alice con la fotografa!




Natalie Portman è straordinaria: angelo e diavolo, donna e bambola, fragile e fortissima, insomma il dualismo è parte integrante del suo personaggio. Una Natalie favolosa ma soprattutto coraggiosa nel cavalcare i pali dei Night Club e a mostrare le sue grazie al gigante Clive!
Nel primo e nell'ultimo rallenty riempie la scena con il suo andare, con il suo viso e non si riesce a distogliere gli occhi dalla sua sfrontata bellezza! Il suo pianto è assolutamente emozionante; le sue provocazioni fanno venir voglia di entrare nello schermo; il suo cinismo e la sua cattiveria scuotono.




Una nota di merito va al regista Mike Nichols (già apprezzato in Angels in America): per i dialoghi così infuocati, i secondi piani, i controcampi, la costruzione della scena e la disposizione dei personaggi non hanno nulla di convenzionale, soprattutto nei dialoghi 'faccia a faccia'.
Un film che emoziona, da vedere con il cuore.

È la seconda volta che lo guardo… ogni volta mi lascia von una sensazione nuova…
Senza parlare della colonna sonora del mio personalissimo Best Damien Rice: un cantautore che canta di sentimenti, emozioni e parla l cuore, difficile resistergli. Se non rcordo male l’ho scoperto con questo film… per cui grazie Closer!

Cold Water



The Blower’s Daughter


Damian Rice - 9 Crimes (Live Abbey Road 2006)

"I'm looking for the truth. The audience doesn't come to see you, they come to see themselves" - cit.